Progetto Legalità, il carcere raccontato da chi lo vive ogni giorno

Progetto Legalità, il carcere raccontato da chi lo vive ogni giorno

Si è concluso con un incontro intenso e partecipato il ciclo di conferenze del “Progetto Legalità”, dedicato al percorso che conduce dalla formazione della norma giuridica alla pena nell’ambito del procedimento penale. Protagoniste dell’ultimo appuntamento sono state alcune figure che operano quotidianamente nel sistema penitenziario e nel reinserimento sociale, offrendo agli studenti uno sguardo diretto e concreto su una realtà spesso conosciuta solo attraverso i media.

In Aula Magna, le classi quarte hanno potuto ascoltare gli interventi della Dottoressa Claudia Piscione Kivel Mazuy, direttrice della Casa Circondariale di Verbania, e della Dott.ssa Laura Laboccetta, capo area trattamentale e funzionario giuridico pedagogico dello stesso istituto. Accanto a loro, la Dott.ssa Diana Morim, criminologa, e la Dott.ssa Erika Bardi, coordinatrice dei progetti di inserimento lavorativo per persone con problematiche di giustizia, entrambe appartenenti alla cooperativa Il Sogno.

Gli interventi hanno affrontato il funzionamento del sistema carcerario e le finalità della pena, mettendo al centro il tema della rieducazione e del reinserimento sociale, come previsto dalla Costituzione italiana. Le relatrici hanno illustrato il lavoro quotidiano all’interno del carcere, tra gestione della sicurezza, percorsi educativi e progetti individualizzati, evidenziando le difficoltà ma anche le opportunità di cambiamento per le persone detenute.

Particolarmente significativo è stato il contributo della cooperativa Il Sogno, che ha portato l’attenzione sui percorsi di inserimento lavorativo come strumento fondamentale per ridurre la recidiva e restituire dignità a chi ha scontato una pena. Il lavoro, è stato sottolineato, rappresenta spesso il vero punto di svolta nel percorso di reintegrazione.

Dopo gli interventi, il confronto con gli studenti ha rappresentato uno dei momenti più vivi dell’incontro. Le domande si sono concentrate soprattutto sulle esperienze personali delle relatrici e sulla vita quotidiana all’interno del carcere: come cambia una persona durante la detenzione, quali sono le difficoltà più grandi nel rapporto con i detenuti, quali storie restano più impresse.

Ne è nato un dialogo autentico, capace di avvicinare i ragazzi a una realtà complessa, andando oltre stereotipi e semplificazioni. Il carcere è emerso non solo come luogo di pena, ma anche come spazio in cui si gioca una sfida decisiva: quella tra esclusione e possibilità di riscatto.

Con questo ultimo incontro si chiude un percorso che ha offerto agli studenti strumenti concreti per comprendere il significato della legalità, non solo come insieme di norme, ma come responsabilità condivisa e come valore fondamentale della convivenza civile.