
30 Mar Il Classico ha acceso la “Notte”: cultura, teatro e identità al Liceo Spezia

Una scuola che si apre, si racconta e si mette in gioco. La Notte Nazionale del Liceo Classico è questo: un’occasione per mostrare che dietro le versioni di latino e greco c’è molto di più: c’è pensiero, creatività, capacità di interpretare il mondo. Venerdì 27 marzo 2026, il Liceo Giorgio Spezia ha offerto al pubblico una serata che è stata insieme spettacolo e testimonianza, una serata intensa, partecipata, capace di coinvolgere tutta la comunità scolastica.
La serata si è aperta alle 18.30 con un momento istituzionale partecipato e sentito. Nell’aula esterna, davanti alle autorità, agli studenti e alle famiglie, la dirigente scolastica Stefania Rubatto ha dato il benvenuto, sottolineando il valore di un’iniziativa che porta il liceo fuori dalla routine quotidiana e lo restituisce alla città come spazio di cultura viva. Accanto a lei, i docenti responsabili del progetto hanno evidenziato il lavoro svolto nei mesi precedenti, fatto di studio, prove, confronto e collaborazione.
Il tema della NNLC di quest’anno era l’humanitas, e la DS ha introdotto la serata parlando di questo concetto: humanitas parola latina che traduce il termine greco filantropia, ovvero amore, sensibilità empatia che dovrebbe unire tutti gli uomini, esseri fragili in balia del destino. Ha sottolineato come l’incontro tra le due culture sia avvenuto in modo pacifico…e di come, soprattutto oggi sia importante riflettere su questo.
Dopo l’apertura ufficiale, il liceo si è trasformato in un vero e proprio laboratorio diffuso, dove ogni aula è diventata scena, ogni corridoio luogo di passaggio tra mondi diversi, ogni studente protagonista.
A partire dalle 19.15, con repliche alle 19.45 e alle 20.15, si sono susseguiti gli spettacoli curati dagli studenti delle diverse classi del liceo classico, offrendo al pubblico un percorso articolato e coinvolgente.
La 1ª AC ha portato in scena “L’errore fatale di Orfeo”, un lavoro capace di rileggere il mito in chiave intensa e contemporanea, mentre la 2ª AC ha proposto “Nel dubbio… vai all’inferno!”, giocando con ironia e riflessione sui Promessi Sposi. La 3ª AC ha scelto un titolo evocativo in greco, “Πάντα ῥεῖ”, restituendo attraverso parole e interpretazione il senso del divenire e del cambiamento. La 4ª AC ha presentato “Hecyra”, attingendo alla tradizione teatrale latina, mentre la 5ª AC ha chiuso il percorso con “Uccelli”, riproponendo il grande commediografo greco Aristofane, dimostrando maturità interpretativa e capacità scenica.
Ogni rappresentazione ha mostrato non solo competenze disciplinari solide, ma anche una sorprendente capacità espressiva, segno di un lavoro didattico che va oltre la semplice trasmissione dei contenuti e diventa esperienza formativa completa.
Parallelamente agli spettacoli, nell’aula A02 sono stati esposti gli elaborati creativi degli studenti della 2ª AC, offrendo ai visitatori un ulteriore livello di lettura e partecipazione. Disegni, progetti e lavori hanno raccontato un altro volto del percorso classico: quello della rielaborazione personale, della creatività e della contaminazione tra linguaggi.
Il momento conclusivo della serata, alle 21.00, ha riportato tutti a una dimensione collettiva con la lettura finale “Inno orfico 3 alla Notte”, un passaggio simbolico e suggestivo che ha raccolto il senso dell’intera iniziativa: la notte come spazio di conoscenza, riflessione e condivisione.
A chiudere l’evento, alle 21.15, il momento di festa riservato agli studenti, occasione informale ma significativa per prolungare il tempo della relazione e dello stare insieme.
Quella del Liceo Spezia non è stata soltanto una serata di spettacolo, ma una dimostrazione concreta di cosa significhi oggi frequentare un liceo classico: non un luogo ancorato al passato, ma uno spazio dinamico, capace di rendere attuali i grandi temi della cultura e di coinvolgere gli studenti in prima persona.
Una notte che ha acceso le luci sulla scuola, ma soprattutto sulle persone che la abitano. E che, ancora una volta, ha dimostrato come la cultura, quando è vissuta, sappia parlare a tutti.

Screenshot





